Le Pandemie nella storia dell’umanità

Questa che stiamo vivendo non è la prima pandemia della storia, nè probabilmente l’ultima. Prima del Coronavirus c’è stata la Spagnola (H1N1), l’Asiatica (H2N2), Hong Kong (H3N2), che hanno provocato milioni di morti in tutto il Mondo

Storia pandemie coronavirus spagnola asiatica

Nel corso della conferenza stampa di mercoledì 11 marzo il DG, Tedros Adhanom Ghebreyesus, dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ha dichiarato che “COVID-19 può essere caratterizzato come una pandemia”. Questa è una delle rare volte in cui, per definizione, l’umanità si trova a dover affrontare un’epidemia di queste proporzioni.

Nel corso della storia, le pandemie di malattie come il colera, la peste e l’influenza hanno avuto un ruolo importante nel modellare le civiltà umane. Esempi di significative includono la pandemia di peste dell’Impero bizantino nel VI secolo d.C.; la Morte Nera, che ebbe origine in Cina e si diffuse in Europa nel XIV secolo (Enciclopedia Britannica) e la Peste di Milano del 1630 raccontata nei Promessi Sposi. Con l’epoca moderna, nel ventesimo secolo, dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi, questa del virus SarsCoV2, è la quarta pandemia che oggi siamo costretti ad affrontare. Dopo l’influenza di Hong Kong (1968), l’Asiatica (1957) e la Spagnola del 1918 che, in un solo anno, ha provocato più di 50 milioni di morti in tutto il Mondo.

Quella di COVID-19 è una pandemia particolare, definita influenzale e che si va ad accodare alle altre epidemie causate da agenti patogeni di natura virale. Il virus scatenante è un coronavirus, il SarsCov2, famiglia di virus che di fatto conosciamo molto bene essendo un coronavirus quello che causa la maggior parte dei comuni raffreddori.


Pandemia e virus

La pandemia, dal greco pan-demos, “tutto il popolo”, è un’epidemia che si espande rapidamente diffondendosi in più aree geografiche del mondo. Risulta evidente che da quando i popoli della Terra hanno ridotto le distanze e i contatti sono diventati più frequenti, sia grazie all’avanzamento della tecnologia che ai mezzi di trasporto più efficienti, l’intera popolazione mondiale è soggetta ad una calamità di questo tipo.

Esistono tre teorie per l’emergere di virus pandemici (OMS, Influenza Pandemic Plan):

  • riassortimento genetico tra virus umani e animali,
  • trasferimento diretto di virus tra animali e umani e
  • riemergere di virus da serbatoi non riconosciuti o insospettati.

Il riassortimento genetico è una probabile spiegazione, ad esempio, del modo in cui i virus di tipo A (H3N2) sono sorti nel 1968 che aveva acquisito un nuovo gene di emoagglutinina rispetto al predecessore virus dell’influenza asiatica H2N2. Il riassortimento potrebbe eventualmente verificarsi per infezione mista nei suini, che può essere sensibile ai virus di origine aviaria e umana. Le pratiche agricole e le circostanze ecologiche in Cina e in altre localizzazioni comparabili possono offrire opportunità ideali per il verificarsi di tali condizioni. Il trasferimento diretto di virus tra animali e umani è la spiegazione più probabile per il virus pandemico del 1918. Il riemergere di virus da serbatoi non riconosciuti è stata avanzata per spiegare la riapparizione del virus H1N1 nel 1977 che assomigliava al virus del 1950, anche se attualmente non si comprende dove e come qualsiasi virus influenzale potrebbe rimanere non riconosciuto per molti anni.


Le pandemie influenzali del XX secolo

Nel ventesimo secolo si sono verificate tre pandemie influenzali di vasta portata: nel 1918, 1957, e 1968, che sono identificate comunemente in base alla presunta area di origine: Spagnola, Asiatica e Hong Kong. Si sa che sono state causate da tre sottotipi antigenici differenti del virus dell’influenza A, rispettivamente: H1N1, H2N2, e H3N2.

1918: la Spagnola (H1N1)  

La peggiore pandemia influenzale della storia: un terzo della popolazione mondiale fu colpito dall’infezione nel 1918–1919. La Spagnola fu una malattia eccezionalmente severa, con una letalità maggiore del 2,5% e circa 50 milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100 milioni.

Le condizioni della Prima Guerra Mondiale (sovraffollamento e movimento globale di truppe) aiutarono la diffusione dell’influenza del 1918. La vulnerabilità dei giovani adulti sani e la mancanza di vaccini e trattamenti hanno creato una grave crisi di salute pubblica, causando almeno 50 milioni di morti in tutto il mondo.

Pandemia storia influenza spagnola
A sinistra: Seattle, 1918. Il manovratore di un tram non accetta a bordo passeggeri sprovvisti di maschera. Destra: Auditorium del municipio di Oakland temporaneamente adibito ad ospedale per assistere i malati di influenza spagnola. (Wikipedia)

La maggior parte dei decessi durante la pandemia di influenza del 1918-1919 non è stata causata dal virus dell’influenza che agisce da solo, riferiscono i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Allergia e Malattie Infettive (NIAID), parte del National Institutes of Health. Invece, la maggior parte delle vittime ha ceduto alla polmonite batterica, a seguito dell’infezione da virus dell’influenza. La polmonite ha origine quando i batteri, che abitano normalmente nel naso e nella gola, hanno invaso i polmoni: attraverso un percorso creato quando il virus ha distrutto le cellule che rivestono l’albero bronchiale ed i polmoni.

Per quanto possa apparire dal nome, stranamente la Spagnola si diffuse inizialmente negli Stati Uniti, poco dopo il loro ingresso in guerra, nell’autunno del 1917. Di lì si estese a tutta la Francia, alla Gran Bretagna, all’Italia e, per ultima, alla Spagna dove, però, nel giro di pochi giorni furono contagiati due terzi dei madrileni, tra cui il re, il primo ministro e la gran parte dei membri del governo. Forse è da queste ragioni che il nome prese vita.

Più soldati americani morirono a causa della pandemia di influenza del 1918 di quanti ne furono uccisi in battaglia durante la Prima Guerra Mondiale nel 1918, secondo il CDC. Nel 1919, la pandemia si placò ma il virus H1N1 continuò a circolare stagionalmente per 38 anni.

1957: l’Asiatica (H2N2)

Dopo la pandemia del 1918, l’influenza ritornò al suo andamento abituale per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta, fino al 1957, quando si sviluppò una nuova pandemia. All’epoca il virus era stato isolato nell’uomo nel 1933 e poteva essere studiato in laboratorio. Tranne le persone con più di 70 anni, la popolazione non aveva difese contro il virus.

Nel febbraio del 1957, un nuovo virus influenzale A (H2N2) emerse in Asia orientale, innescando una pandemia (“influenza asiatica”). Questo virus H2N2 era composto da tre diversi geni di un virus H2N2 originato da un virus dell’influenza aviaria A, inclusi i geni di emoagglutinina H2 e neuraminidasi N2. Fu segnalato per la prima volta a Singapore nel febbraio del 1957, a Hong Kong nell’aprile del 1957 e nelle città costiere degli Stati Uniti nell’estate del 1957. Il numero stimato di decessi era di 1,1 milioni in tutto il mondo e 116.000 negli Stati Uniti.

asiatica 1957

Si sapeva che nell’influenza le infezioni batteriche polmonari secondarie o concomitanti erano frequenti, e ad esse erano dovuti molti dei casi fatali. A volte però la sovrapposizione batterica non poteva essere dimostrata, per cui si parlava occasionalmente di polmonite abatterica. Ma, con l’Asiatica del 1957, fu molto diffuso ed evidente il fenomeno di polmoniti primariamente virali. In contrasto a quanto osservato nel 1918, le morti si verificarono soprattutto nelle persone affette da malattie croniche e meno colpiti furono i soggetti sani.

Il virus dell’Asiatica (H2N2) era destinato, fortunatamente, ad una breve permanenza tra gli esseri umani e scomparve dopo 11 anni, soppiantato dal sottotipo A/H3N2 Hong Kong.

1968: Influenza Hong Kong (H3N2)

Come nel 1957, la nuova pandemia provenne dal Sud Est Asiatico e anche questa volta fu la stampa a dare l’allarme con la notizia di una grande epidemia in Hong Kong data dal Times di Londra. Nel 1968, come nel ’57 le comunicazioni con la Cina continentale erano poco efficienti.

Poiché l’epidemia si trasmise inizialmente in Asia, ci furono importanti differenze con quella precedente: in Giappone le epidemie furono saltuarie, sparse e di limitate dimensioni fino alla fine del 1968. Il virus fu poi introdotto nella costa occidentale degli USA con elevati tassi di mortalità, contrariamente all’esperienza dell’Europa dove l’epidemia, nel 1968–1969, non si associò ad elevati tassi di mortalità. In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi.

hong kong asia flu

Il virus è stato notato per la prima volta negli Stati Uniti nel settembre 1968 e ha causato circa 100.000 morti in tutta la nazione e 1 milione in tutto il mondo. La maggior parte dei decessi in eccesso è avvenuta negli adulti di età pari o superiore a 65 anni, secondo il CDC.

Il virus H3N2 continua a circolare a livello globale come virus influenzale stagionale.


I coronavirus e le epidemie influenzali del XXI secolo

Nel nuovo millennio il primo allarme mondiale è scattato nel 2003 per la Sars, acronimo di “Sindrome acuta respiratoria grave”, una forma atipica di polmonite apparsa per la prima volta nel novembre 2002 nella provincia del Guangdong in Cina. In un anno la Sars uccise 800 persone, tra cui il medico italiano Carlo Urbani, il primo a identificare il virus che lo ha poi stroncato. Sorte simile toccherà al direttore dell’ospedale di Wuhan, Li Wenliang, morto per COVID-19, dopo essere stato il primo medico a denunciare il Coronavirus in Cina. Nonostante la paura iniziale, la sua limitata diffusione permise di classificare la SARS come pidemia e non come pandemia.

storia pandemie coronavirus

Nel 2009, l’influenza così detta “suina”, causata da un virus H1N1, contagiò oltre un milione e mezzo di persone, ma fortunatamente l’allarme rientrò quando si scoprì che il tasso di mortalità era nettamente inferiore anche a quello dell’influenza stagionale “normale”.

Gli scienziati mettono in guardia circa l’uso smoderato degli antibiotici che riduce le difese del sistema immunitario e crea Antibiotico-resistenza nell’uomo. E ricordano quanto sia importante l’igiene personale e soprattutto lavarsi spesso le mani, come mezzo di contrasto all’infezione.


Per approfondire:

 

 

 

 

 

Avatar
Avatar

Pubblicato da ecologico

Architetto per caso, creativo per vocazione. Sogna una dimora autocostruita, ecologica, a basso impatto ambientale, fatta di materiali naturali. Prodotta dalla natura, per tutti. Ama la montagna e il trekking. Pioniere del muoversi in bicicletta nel traffico romano, considerato pazzo, o eroe.