La “via verde” abruzzese o ciclabile dei trabocchi

La ciclovia dei Trabocchi, parte della via verde adriatica, è una straordinaria pista ciclabile che costeggia il mare dell’Abruzzo da nord a sud, adagiandosi su una vecchia linea ferroviaria dismessa.

Il faro di Ortona e la ciclabile dei trabocchi

Quest’estate, alla vorace ricerca come molti di voi, di una meta vicina, un viaggio italico, sulla scia della psicosi generale da covid, ho pensato – come spesso accade – ad un viaggio in bicicletta, di modo da evitare luoghi affollati, treni, bus, aerei. L’idea era partire da Roma, passare per l’Abruzzo e arrivare in Puglia (Gargano e Salento). Dico era, perché alla fine tutto è cambiato. Non voglio annoiarvi con inutili dettagli, ma piuttosto farvi partecipi delle mie felici scoperte.

La più importante scoperta che ho fatto sono i Trabocchi (o Trabucchi, come vengono chiamati in Puglia). Sono stato completamente catturato dal fascino retrò di queste antiche “macchine da pesca” o “colossali ragni” – come li descriveva Gabriele D’Annunzio – parcheggiati sulla costa a guardiani del mare.

Ebbene esiste una via verde adriatica, una pista ciclabile che, quando sarà completata unirà Trieste al Salento e consentirà di godere di queste ed altre bellezze. Al momento i lavori procedono a ritmi alterni e diversificati da Regione a Regione. Ma concentriamoci sull’Abruzzo. Qui è in fase di ultimazione la ciclovia dei Trabocchi, una ciclabile che corre per buona parte su una vecchia ferrovia coast-to-coast, che percorre l’Abruzzo da Nord a Sud e viceversa.  


La ciclovia dei Trabocchi

La pista ciclo-pedonale, quando sarà completa, avrà una lunghezza complessiva di 43 km, con partenza da Francavilla al Mare fino a San Salvo. Attraversa Ortona e Vasto e tutti i centri della costa della provincia di Chieti ovvero i territori di San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino Di Sangro e Casalbordino. A far da sfondo, una numerosa flotta di trabocchi costeggia il percorso in tutto il tratto, fino ad arrivare alle soglie della Puglia, ed oltre.

Mappa ciclovia dei trabocchi, abruzzo

La pista segue il tracciato ferroviario ormai dismesso dal 2015 dalle Ferrovie dello Stato che corre lungo il margine costiero. Un percorso ad alta valenza ambientale e paesaggistico, oltre che testimonianza storica dei pescatori e antichi mezzi. I trabocchi, appunto. Ingegnose macchine fatte di tronchi di legno (quelli pugliesi usavano il Pino d’Aleppo, come testimonia Vincenzo, il proprietario di un trabucco, lascito ricordo di famiglia), e incastri ardimentosi di pezzi giuntati a taglio e chiodi.

mappa via verde dei trabocchi

L’attenzione all’opera infrastrutturale è molto alta, come ci confermano le parole dell’assessore Nicola Campitelli

La Via Verde è una mia priorità e di tutto il governo regionale che intende investire, nella nuova programmazione 2021/2027, ulteriori ed ingenti risorse coinvolgendo anche le ex stazioni ferroviarie per farne hub di scambio e di trasporto sostenibile, nonché per progetti strategici quali, ad esempio, strutture ricettive. Sarà mia premura vigilare affinché i lavori possano concludersi nel nuovo termine fissato e che in estate possa inaugurarsi una infrastruttura che ha visto il mio personale impegno sin da quando ero assessore della Provincia di Chieti”.

La Via Verde Costa dei Trabocchi è parte del progetto della ciclovia Adriatica (o corridoio Verde Adriatico), una delle 10 Ciclovie turistiche nazionali promosse dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che una volta completata costituirà un percorso di rilevanza nazionale di 1500 km, da Trieste a Santa Maria di Leuca.

Il corridoio verde adriatico: da Trieste a Santa Maria di Leuca

La ciclovia Adriatica fa parte della più ampia rete di ciclabili europee – tra cui la via Francigena – denominate EuroVelo.


La storia della ferrovia Ortona-Vasto

La ferrovia Adriatica (linea Ancona-Lecce) venne attivata, tra Pescara e Foggia, nel 1864. Dopo oltre un secolo di servizio, l’esigenza del raddoppio del binario ha determinato la dismissione, tra gli anni ’80 e il 2005, di oltre 40 km del tracciato originario tra Ortona e Vasto.

Parallelamente alla dismissione del vecchio sedime, nel 2005 la Provincia di Chieti ha avviato il progetto per la sua riconversione in greenway, denominata Via Verde della Costa dei Trabocchi, a ricordo delle particolari strutture per la pesca (i trabocchi) che caratterizzano quel tratto della costa abruzzese. Dopo un lungo iter per l’acquisizione del sedime, conclusosi con l’esproprio di una parte della sede ferroviaria da parte della Provincia e la concessione in comodato temporaneo dei fabbricati, il progetto di riconversione ha iniziato a concretizzarsi nel 2019, con l’apertura dei primi tronchi. L’intero percorso, di complessivi 43 km (il 75% dei quali ricavati lungo l’ex sedime ferroviario e i restanti lungo strade carrabili o rurali), si svilupperà quasi interamente in vicinanza del mare, in un paesaggio affascinante, e dovrebbe essere completato entro il 2020.

La sua realizzazione ha comportato un investimento di circa 8 milioni di euro e ha previsto il riutilizzo di tutte le opere d’arte presenti lungo il tratto ferroviario dismesso: 9 gallerie (la più lunga, la galleria Moro, di 480 m) e diversi ponti e viadotti (tra cui quello a 18 archi di 12 m ciascuno sul fiume Sangro). Ad integrazione della greenway, è nata l’idea di trasformare le ex stazioni, al momento inutilizzate, in vetrine per le ricchezze dell’artigianato e dell’enogastronomia locale.


I Trabocchi (o Trabucchi)

New York, 1964. Al MoMa (Museum of Modern Art) va in scena una mostra fotografica allestita dall’architetto austriaco Bernard Rudofsky dal titolo “Primitive Architecture“: Stonehenge, trulli pugliesi, capanne primitive in Asia e Africa, edifici in terra cruda, case-grotta della Cappadocia in Turchia e molti altri. Tra le tante testimonianze di architettura vernacolare sparse per il mondo, fecero la loro comparsa – per la prima volta in un museo – anche i Trabucchi (o Trabocchi) tipiche presenze delle coste meridionali (Abruzzo, Molise, Puglia) della nostra Penisola. Da allora, la fama, l’interesse e la curiosità intorno a queste antiche macchine da pesca crebbe in modo esponenziale.

Testimoni della memoria collettiva e dell’identità marinara italiana, i Trabucchi sono antichi strumenti di pesca diffusi lungo le coste adriatiche di Gargano, Abruzzo e Molise, ideati dalle popolazioni locali per intercettare e catturare, restando a terra, i branchi di pesci transitanti lungo le coste, senza andare per mare con imbarcazioni. Evitando quindi tutti i rischi connessi al maltempo.

I trabocchi dell'Abruzzo

I trabocchi, antiche macchine da pesca, sono l’elemento caratterizzante del territorio della Costa dei Trabocchi. Il trabocco è un’imponente costruzione in legno una sorta di palafitta protesa sul mare e ancorata alla roccia da grossi tronchi, dalla quale si allungano, sospesi a qualche metro dall’acqua, due (o più) lunghi bracci, detti antenne, che sostengono un’enorme rete a maglie strette. Dal punto di vista costruttivo, il trabocco si caratterizza per la presenza di una piattaforma in posizione trasversale rispetto alla costa, alla quale è collegata da un ponticello costituito da pedane di legno e dalla quale si dipartono le antenne.

La tecnica di pesca è a vista e consiste nell’intercettare, con le grandi reti a trama fitta, i flussi di pesci che si spostano lungo gli anfratti della costa. I trabocchi sono posizionati là dove il mare presenta una profondità adeguata, ed eretti a ridosso di punte rocciose orientate in genere verso SE o NO, in modo da poter sfruttare favorevolmente le correnti. La rete, anche chiamata bilancia, viene calata in acqua grazie ad un complesso sistema di argani e, allo stesso modo, prontamente tirata su per recuperare il pescato. Una tecnica di pesca non soggetta alle condizioni meteo, che permette di pescare dalla costa senza dover affrontare il mare in tempesta.

Negli ultimi anni, alcuni trabocchi offrono la possibilità di compiere esperienze didattiche e/o di ristorazione. Nel comprensorio della Costa dei Trabocchi, 31 sono i trabocchi dotati di concessione – come da cartografia sotto riportata – e 27 sono quelli effettivamente fruibili.

La carta dei trabocchi

Gabriele D’Annunzio è rimasto talmente impressionato dai trabocchi che li cita ne “il trionfo della morte”. Egli descrive il Trabocco Turchino (restaurato nel 2016, dopo anni di incuria e abbandono), come “una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e travi, simile ad un ragno colossale.” E ancora: “proteso sugli scogli, simile ad un mostro in agguato, con i suoi cento arti,  il trabucco aveva un aspetto formidabile

Il Trabocco Turchino descritto da Gabriele D’Annunzio, Ortona, Abruzzo.

Per approfondire:

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Pubblicato da ecologico

Architetto per caso, creativo per vocazione. Sogna una dimora autocostruita, ecologica, a basso impatto ambientale, fatta di materiali naturali. Prodotta dalla natura, per tutti. Ama la montagna e il trekking. Pioniere del muoversi in bicicletta nel traffico romano, considerato pazzo, o eroe.