La silenziosa, inesorabile, estinzione delle piante.

Ogni anno scompaiono quasi 3 specie di piante da seme. Ad un ritmo impressionante: più del doppio degli animali. È l’impietosa fotografia che emerge da recente studio pubblicato su Nature.

estinzione piante
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Un recente studio pubblicato su Nature mette in evidenza come nell’ultimo secolo, a partire dal 1900, siano scomparse quasi 3 piante da seme l’anno, ad un ritmo di circa 500 volte maggiore di quanto accadrebbe in presenza delle sole forze della natura. In 250 anni sono scomparse già quasi 600 specie. Ad un ritmo vertiginoso: più del doppio degli animali.

Le principali cause

È il più vasto studio condotto finora sul mondo vegetale. Pubblicato il 10 giugno su Nature Ecology & Evolution, pone in evidenza le fragilità del sistema arboreo. E mostra come l’intervento dell’uomo sia un fattore determinante e decisivo.

Tra le principali cause abbiamo infatti:

  • Agricoltura e allevamento
  • urbanizzazione
  • cambiamenti climatici

Che sono direttamente legati ad azioni antropizzanti, come:

  • distruzione dell’habitat
  • omogeneizzazione biotica: perdita della biodiversità
  • invasioni di specie aliene

Agricoltura, allevamento e urbanizzazione sono responsabili della distruzione dell’habitat. Le prime due, arrivano a sterminare intere foreste per ricavarne terra da destinare alla coltivazione e al pascolo delle bestie. L’urbanizzazione ha sottratto riferendoci alla sola Lombardia il 12% del territorio (Ispra, 2015).

L’agricoltura industriale globale legata alla deforestazione è anche causa di perdita della biodiversità. In Perù l’avocado è la principale fonte di reddito del Paese. Per far posto alla sua coltivazione ogni anno si sterminano vaste foreste e si prosciugano fiumi e torrenti. L’olio di palma mette a rischio ben 190 specie tra Indonesia e Malesia, ma sostituirlo con mais, soia o colza provocherebbe un consumo di suolo 9 volte maggiore (International Union for the Conservation of Nature). Nel nord Italia, vaste zone sono coltivate a nocciola, per produrre Nutella, di cui, non a torto, il mondo va ghiotto.

I cambiamenti climatici sono la diretta conseguenza di tanta devastazione. Le foreste sono un regolatore naturale di temperatura e umidità del pianeta. Se ci sommiamo anche gli effetti dell’inquinamento l’equilibrio è compromesso. E l’habitat, somma ponderata di specie animali e vegetali che lo popolano, ne soffre.

Flora e Fauna

L’opinione pubblica, noi tutti, siamo molto sensibili e consapevoli di quanto sia grave il tema dell’estinzione delle specie animali, la fauna. Conosciamo benissimo il potenziale pericolo, e sappiamo a memoria almeno una specie estinta: Dinosauri, Mammuth, dodo. Anche grazie all’operato del Wwf, abbiamo un’idea chiara di quelle categorie a maggior rischio, come il Panda maggiore e la tigre, considerati vulnerabili. Ma poco, o niente si sa circa le specie vegetali, la flora.

Questo perché finora le maggiori risorse, economiche ed umane, si sono concentrate sullo studio del mondo animale, più vicino a noi per affinità biologiche ed emozionali. Se dovessimo decidere di salvare una vita, tra l’Albero del Drago (Dracaena draco) ed un cane, indubbiamente sceglieremmo il secondo. Perché il mammifero è una specie più affine a noi. Anche se consapevoli che la pianta è a rischio estinzione.

Flora e fauna sono però indissolubilmente legati da un rapporto di reciproco scambio. L’habitat naturale è fondamentale per la sopravvivenza delle specie animali. Quindi salvaguardare il mondo vegetale significa anche proteggere dall’estinzione quelle specie che si nutrono dei frutti e trovano riparo tra gli alberi. Le piante hanno un ruolo fondamentale nel controllo della CO2 e del microclima. Creano ombra, ossigeno e regolano temperatura e umidità.

“Le estinzioni delle piante mettono in pericolo altri organismi, ecosistemi e benessere umano e devono essere comprese per un’efficace pianificazione della conservazione.

Lo studio

Il più vasto studio mai condotto sulle specie vegetali, è frutto di un team di ricercatori guidati dal botanico Rafaël Govaerts e biologo evoluzionista delle piante Aelys Humphreys.

Govaerts già dal 1988 ha avviato la compilazione di un database per tracciare ogni specie di pianta conosciuta. Nel 2015 comincia la collaborazione con Humphreys presso l’Università di Stoccolma in Svezia e altri ricercatori.

Dal confronto con la letteratura, in primis il testo di Carl Linnaeus, “Species Plantarum”, del 1753, e le liste rosse IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) sulle specie a rischio, è emerso un numero impressionante: da allora, ben 1.234 specie erano estinte. Poi hanno scoperto che più della metà erano state riclassificate come nuove scoperte sotto un altro nome.

Dallo studio, che ha esaminato ben 330.00 specie, è emerso che:

  • Le piante delle isole e dei tropici sono più inclini all’estinzione
  • Alberi arbusti e piante perenni sono le più vulnerabili in genere, aldilà della loro appartenenza geografica

Extinction pattern

I due ricercatori hanno compilato una “mappa delle estinzioni”, che mostra come le piante facenti parte di quelle aree del pianeta ricche di biodiversità e a maggior crescita di popolazione sono le più a rischio.

Le isole sono particolarmente sensibili perché probabilmente contengono specie che non si trovano in nessun’altra parte del mondo e sono particolarmente sensibili ai cambiamenti ambientali, afferma Humphreys.

Disponibilità dei dati

Tutti i nuovi dati sull’estinzione e la riscoperta delle piante analizzati durante questo studio sono disponibili come file supplementari collegati a questo articolo pubblicato. I dati utilizzati per il confronto con tutte le piante da seme provengono dal World Checklist of Selected Plant Families e sono, o saranno presto, disponibili al pubblico da http://wcsp.science.kew.org/.


Per approfondire:

 

 

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Pubblicato da ecologico

Architetto per caso, creativo per vocazione. Sogna una dimora autocostruita, ecologica, a basso impatto ambientale, fatta di materiali naturali. Prodotta dalla natura, per tutti. Ama la montagna e il trekking. Pioniere del muoversi in bicicletta nel traffico romano, considerato pazzo, o eroe.